Il mondo di Boh & Mah: Sospesi!

Boh, la sera prima, era rimasto a parlare con le stelle fino a tardi. Si era sdraiato sul prato davanti a casa sgranocchiando una carota alla menta, praticamente una carota dentifricio. Ne aveva di cose da raccontare alle stelle e loro si erano messe in cerchio per ascoltarlo silenziose e vibranti.

Il coniglio non si era mai posto la domanda sul perché le stelle non gli rispondessero mai, eppure tutte le sere senza luna e senza nuvole erano pronte a sentire i suoi racconti e a lui, questo, bastava.

Il sole, come tutte le mattine, stava facendo il suo ingresso nel giorno, appena dietro la collina dei topofanti. Si alzava e scaldava le punte dei fili d’erba, bussava alle margherite rinchiuse tra i petali, accarezzava le piume dei primi uccelli e soffiava in cielo farfalle dai mille colori. Questo e molte altre cose faceva il sole tutte le mattine. Tutte tranne questa.

Boh amava svegliarsi con il pelo già caldo dei raggi solari, l’intero Bosco Fatato riprendeva i suoi ritmi con la luce e i profumi del mattino. Mentre prendeva coscienza del risveglio, Boh avvertì subito una sensazione strana, quasi spiacevole. Senza aprire i grandi occhi da coniglio fece scivolare piano le zampe lungo le orecchie pelose: erano ancora lì. Poi si massaggiò la pancia: era ancora lì, grossa e pelosa pure lei. E fin qui tutto bene però, quella sensazione di disagio, non lo abbandonava.

Con cautela, con estrema cautela si issò sulle zampe aprendo gli occhi.

A prima vista tutto era dove doveva stare. Il suo orto, la casetta per il ricovero degli attrezzi, il cancelletto in legno e il sentiero che portava al Bosco Fatato. Eppure ancora una volta il suo sesto senso consigliare gli stava dicendo che qualquadra non cosava.

Si diede una rapida pettinata, sistemò i vestiti e imboccò il sentiero seguendo soltanto i suoi istinti.
Poi si fermò di colpo fissando con un occhio quasi storto le punte dei suoi baffi trattenendo il respiro. Restò così qualche secondo.

~ Strano, molto strano. Disse tra sé e sé, espirando, riprese a camminare.

Camminava e si guardava intorno con studiato sospetto: una foglia, una palla di polline, un ago di pino, una piuma. Tutti oggetti che normalmente erano presenti nel bosco e svolazzavano nell’aria.

Sopraggiunse poi al ponticello sul ruscello, quello che aveva attraversato centinaia di volte con Mah, l’elfo che occupava gran parte dei suoi pensieri. Si fermò al centro del ponte per guardare lo scorrere dell’acqua e la vita dentro.

Ci mise un po’ a convincersi di quello che sospettava già da quando si era svegliato. Si grattò prima la testa proprio in mezzo alle lunghe orecchie, poi mise una zampa in tasca e tirò fuori una fragola. Rossa, con tutti i semini che parevano le lentiggini sulle spalle di Mah. Sulla fragola non fece poi tanti pensieri, mangiandola in un boccone. Prima la pancia, si disse, poi il resto.

Con le guance gonfie si mise in cerca di qualche altro indizio che sapeva bene non servisse a sospettare il sospetto dubbioso.

Mentre zampettava nel bosco incontrò il Vigile Arboreo, fece per salutarlo ma lui:

– Cosa fai? Dove vai? Da dove vieni? Chi sei? Cosa fai? Dove vai?

E così sarebbe andato avanti se Boh con un salto zampesco e con uno strillo deciso non lo avesse bloccato.
– Sooonooo Bohhh!!!

E quello, con occhi spenti riprese la cantilena:
Dove vai? Cosa fai? Eccetera, eccetera.
Boh decise di saltellare via mentre il Vigile Arboreo armeggiava dentro al suo borsello per estrarre il taccuino delle infrazioni.
Zampettando veloce per i sentieri del Bosco Fatato fece presto a rendersi conto che era l’unico essere vivente in giro.

Non c’era traccia degli scoiattoli volanti che già di prima mattina li potevi vedere far balzi da un’ albero all’altro carichi di ghiande, noci e nocciole.
Non aveva visto un singolo pesce nel ruscello.
Nessun uccello volava nel cielo.
Nessun ticchettio di picchi falegnami al lavoro.
Manco il cumulo fresco di una talpa.
Nemmeno un cra-cra dallo stagno.
E neppure i rami degli alberi scricchiolavano.

Non fece in tempo a superare un grande cespuglio di rododendri che si ritrovò ancora davanti al naso il Vigile Arboreo che riprese con le stesse domande:
– Chi sei? Dove Vai? Da dove vieni?

Boh non lo lasciò nemmeno finire questa volta e saltellando ancora più veloce attraversò la radura delle robinie ma, appena entrato nel campo di girasoli, quelli si girarono tutti verso di lui facendo voci in coro:
– Chi sei? Dove vai? Cosa fai?

E poi tutto d’un tratto il Vigile Arboreo appollaiato sulla corolla del girasole più alto a ripetere pure lui:
– Chi sei? Dove vai? Cosa fai?

No! Questo era troppo anche per Boh. Mise tutta la forza che aveva nelle zampe e iniziò a correre a velocità conigliare che, notoriamente, è una bella velocità.

Nella sua corsa a perdi collo vide nettamente almeno altri quattro vigili arborei che provavano a fargli domande o che tiravano fuori taccuini.

Con le ultime quattro falcate costeggiò il lago rosa, superò la cascatella rosa che scaturiva dal torrente rosa che scendeva dalla collina rosa dove in cima si trovava la casetta rosa del l’elfo Mah.

Non era abitudine di Boh piombare nelle case altrui senza bussare ma, questa volta, si precipitò dentro la casa di Mah richiudendosi subito la porta alle spalle.

Mah stava pelando delle rape per una ricetta che voleva provare quella sera.
– Ciao Mah! Disse il coniglio con la voce spezzata dal respiro affannato, e poi, continuando:
– Non puoi immaginare cosa stia succedendo! Le foglie secche nel cielo…
– …Non cadono per terra. Continuò Mah.
– Mah! Il ruscello, l’acqua…
– …Non scorre. Lo interruppe Mah.

Nonostante tutto il coniglio continuava a parlare eccitato.
– E poi mi ha fermato il Vigile Arboreo, anzi 6 vigili arborei, è come se si siano…
– …moltiplicati. Concluse Mah mentre continuava a pelare le rape impassibile.

Boh, per la prima volta da quando si era svegliato si sentì più tranquillo, l’atteggiamento serafico dell’elfo lo stava calmando. Però i suoi occhi attenti avevano visto che il modo di Mah di pelare le rape tradiva una preoccupazione di fondo.

– Cosa sta succedendo Mah? Chiese Boh andandosi a sedere sulla poltrona preferita di Mah. Veramente non ci si stava per sedere, ci si stava buttando sopra, così, senza pensarci. La poltrona fu più veloce del coniglio sfilandosi da sotto e facendogli perdere l’equilibrio.

Tutto successe nell’arco di tempo in cui una buccia di rapa cade nel cestino della pattumiera: il coniglio fece l’unica cosa che non andava fatta, tentò di aggrapparsi a una treccia di cipolle che si sganciò dal soffitto. Le cipolle come proiettili si lanciarono per tutta la cucina di Mah.

Una cipolla colpì in pieno un viaggiavaso semi addormentato, il quale nel tentativo di decollare spinse giù dalla mensola sei farfalettere che senza indirizzo presero a svolazzare impazzite per la stanza.
Altre due cipolle colpirono la precaria colonna di pentole, padelle, mestoli, casseruole, cocotte, e cocottine che sbaccanando come alla festa d’inverno svegliarono il gatto di Mah.

 

Il gatto non fece in tempo a protestare che un’altra cipolla gli si conficcò tra i denti, così facendo, per provare a liberarsi, la cipolla non il gatto, fece rotolare il gatto giù dai gradini della dispensa fin dentro la cesta del baccalà. Tirarlo fuori fu poi un’altra storia.

In tutto questo Boh era come sospeso in aria, ancora aggrappato all’ultima cipolla e non ancora rovinosamente caduto in terra.

Fu in quel lasso brevissimo di tempo, un tempo sospeso, che capì cosa era successo al bosco.

Alla fine cadde. Si era dimenticato che per sedersi sulla poltrona di Mah ci voleva il suo espresso permesso e, spesso, non bastava.

Sdraiato sul pavimento della cucina devastata dalle cipolle guardò Mah che imperterrita continuava a pelare rape.

– Sospeso! Il Bosco fatato è sospeso!
– Già, lo so da ieri sera.
– E con questa tragedia peli rape? Non mi potevi mandare una farfalettera, chessò un brucossaggio o un semplice viaggiavaso con dentro un messaggio e magari una fetta di torta? Sì, ecco, sento distintamente che ieri sera hai fatto una torta al rabarbaro, si può avere una fetta? Magari con una spremuta? E le rape ti servono proprio tutte? Tutto questo correre mi ha messo appetito.
– Tu hai sempre appetito.
– A pancia piena si ragiona meglio.
– No, ma fa niente. E mentre lo diceva Mah stava apparecchiando la tavola per Boh, cercando di non guardare la devastazione della sua cucina. Gli piaceva cucinare per Boh, le dava soddisfazione.
Con la coda dell’occhio Boh vide che una buccia secca di cipolla svolazzava ancora nell’aria e pian piano si stava posando a terra.
– Mah, la buccia di cipolla cade, non se ne sta sospesa come le cose nel bosco.
– Ovvio che cade, è la forza di gravità.
– Perché qui la sospensione non ha effetto mentre fuori sì?
– Perché io non ci credo, e quindi le cose vanno come devono andare.

E così Boh spiegò per filo e per segno tutte le cose che aveva visto e non visto. L’assenza di vento e della pur minima brezza che di solito avrebbe fatto muovere i suoi lunghi baffi.

L’elfo lo stava ad ascoltare mentre il coniglio finiva la sua torta al rabarbaro, tre mele rosse, due rape, una caraffa di succo d’arancia, l’intera scatola di caramelle ai mirtilli e pure sei carote caramellate che gli aveva preparato nel frattempo che lui raccontava.
Adesso Boh, con il permesso di Mah, satollo, era sprofondato nella poltrona in mezzo al salotto e si lisciava le orecchie.
– Cosa facciamo Mah, qui va tutto nel senso sbagliato. Lo disse preoccupato anche se non ne era veramente convinto.
– Per prima cosa ci beviamo un bella tisana elfica, così digerisco anche quello che hai mangiato tu. A guardarlo mangiare si sentiva satolla pure lei.
– Forse quello che gli umani chiamano inquinamento ha colpito il Bosco Fatato, e lui reagisce così, si sospende, aspettando che tutto passi.

La spiegazione sembrava soddisfare Boh, sentiva la pesantezza della corsa, dello spavento e soprattutto della mangiata. Aveva già le palpebre chiuse a metà. Allungò una zampa in direzione di Mah. Questa volta la poltrona si mosse piano avvicinandosi al l’elfo finché anche Mah si sedette accanto al suo Boh.
– Devo tornare al mio orto, però magari resto qui ancora un po’. Disse Boh quasi addormentato.
– Certo, il tuo orto può aspettare. Gli rispose Mah guardandolo dormire.

Mah appoggiò la testa tra le orecchie pelose di Boh e, si addormentò.